Un dolce facile ma estremamente delizioso.
Il tiramisù.
In un preciso momento della mia vita coinciso con un determinato e preciso fatto che vi risparmio c'è stato come un risveglio di tutto quello con cui venivo a contatto.
Si riscopre il piacere della musica dei libri dell'amore del bello e del bene che ci sta intorno sempre e che stranamente spesso non cogliamo.
Il questo risveglio ci sono entrati anche i ,dolci,. L'unica premessa è che, per chi non mi conosce, ho tre figli e pertanto un bel campo di prova per sperimentare la mia nuova passione.
Ora dopo qualche tentativo con le varie torte cammeo o salami di cioccolato o torta banane e panna direi che quello che riscuote sicuramente più succeso è il famoso tiramisù.
La ricetta l'ho ritrovata su internet e siccome l'ho sperimentata direi che è giusta.
Il problema è nato quando mi son messo in testa di farlo lontano da casa e quindi dal famigerato foglietto con la ,ricetta, giusta.
Allora vediamo 100 grammi di zucchero, no forse troppo erano 80, 4 uova per 500 di mascarpone quindi avendone solo 250 toccano 2 uova e 40 di zucchero. Cavolo la bilancia non c'è! Ma quanti sono 40 grammi di zucchero? facciamo 4 cucchiai.Sì dai, 4 cucchiai va bene poi mi pare che i tuorli con questo zucchero siano diventati una cremina giusta.
Procedo, monto le chiare poi impasto mascarpone tuorli e chiare.
Il caffè è pronto e parto alla costruzione del muro di pavesini inframezzato dalla cremina che ho fatto.
Niente è lenta! non sta su filtra tra i biscotti si spande sul fondo. Spero che il freddo del frigo la faccia addensare. Il giorno dopo però tolto un cucchiaio di dolce un fiume di crema si deposita nello spazio libero.
Il dolce è mangiabile ma quella crema che galleggia sul fondo non mi piace.
Sono tornato a casa rileggo la ricetta erano 100 grammi di zucchero.
possibile 20 grammi fanno la differenza tra lo stare su e lo stare giù?
Per la cronaca ho rifatto il tiramisu con la ricetta giusta e la crema non va a spasso nel fondo della pirofila.
Anche uno stupido dolce si comporta come gli uomini sta attento ai particolari. C'è chi si rivolge agli altri con un tono sbagliato senza gentilezza e quello che ottiene è una risposta sgraziata che non rende felice ne chi la riceve ne chi la pronuncia. Forse nel tono mancava quella dolcezza forse solo quei 20 grammi che fanno la differenza sul tiramisù.
Non lesiniamo sullo zucchero ne nei dolci ne nella vita.
ciao Luciano
"Un giorno perfetto" è il titolo di un libro (della mazzucco) e di un film (di Ferzan Ozpetek) che ovviamente sono la stessa storia. Io prima ho letto il libro e ora ho visto anche il film.
A parte la storia che può piacere o meno devo dire che ho trovato il film molto bello e la tragedia che si racconta ti tiene in tensione per tutto il tempo.
Antonio è stato lasciato dalla moglie e non si da pace. Le telefona e la veglia sotto casa da un anno.
Lui non vede altra soluzione all'infuori di Lei e questa mancanza di alternative ne determina prima la rovina psicologica e poi fisica, con un finale molto duro.
Non si scorge nessun appiglio per Antonio, la società a cui lui non bussa non si accorge di lui tranne ormai quando è troppo tardi.
Ma la società siamo un po anche ciascuno di noi. Io pure non mi accorgo dei dolori degli altri, salvo quando sono manifesti, ma quelli sottili che chi li vive non vuole farli vedere sono duri da scovare e sono, come il film e il libro raccontano, i più pericolosi.
L'unica che percepisce, ma non fino in fondo il dramma è la moglie che però è anche l'unica che avendo rotto il rapporto, non può aiutarlo.
Antonio vive a contatto con tante persone, i colleghi l'onorevole a cui fa la scorta, ognuno avrebbe potuto avere un rapporto diverso con lui, fatto anche di un solo caffè insieme.
Non avrebbe evitato la tragedia ma un ma rimane.
Luciano
Tre fatti sono entrati nell'ultimo mese a contatto con il sottoscritto.
1) l'aver scoperto che madre Teresa di Calcutta ha vissuto per più di 50 anni con il dubbio della fede nel cuore,
2) la partenza del mio parroco che decide di andare in missione in perù
3) il discorso di ,Gandhi, restaurato e recentemente pubblicato tenuto alla riunione dei paesi interasiatici.
Apparentemente non sembrerebbero fatti collegati in alcunchè ma io c'ho visto quanto espongo di seguito:
Partiamo da Gandhi che nel discorso esorta tutti i popoli e in ultimo le singole persone a cercare la verità e a cercarla dove è rimasta incontaminata cioè tra i poveri abitanti dei poveri paesi indiani, ancora lontani da ogni influenza occidentale.
Sembra una verità ovvia ma è molto sottile, non c'è verità per chi vive in mezzo al frastuono, e quindi nella nostra opulenta e sconquassata società.
Veniamo quindi alla decisione del mio parroco di andare missionario cioè di ritrovare quello spirito essenziale che probabilmente aveva incontrato al momento della chiamata di Dio (non fa una grinza col discorso di Gandhi).
In ultimo il DESERTO di madre Teresa di Calcutta, già di Calcutta quindi di una citta dell'India tra le più povere dove secondo Gandhi non dovrebbe essere difficile scorgere questa agognata verità. E allora come mai lei questa verità, o meglio questo Dio non l'ha trovato o perso cammin facendo?
Una domanda a cui io do questa spiegazione.
L'amore è dentro di noi, la verità quindi è lo scoprire questa dimensione più bella all'interno della nostra mente. Questa Verità/amore non deve rimanere sterile ma si accresce nel donarsi agli altri.
Un modo è sicuramente il servizio alle persone più emarginate che deve essere acccompagnato dalla capacità di amare quelle persone a cui si reca questo servizio.
Può essere allora che la nostra vita ci appaia meno arida e che Dio inteso come quella voce che grida dentro di noi a cui tutti almeno i credenti tendono l'orecchio non si manifesti per non spezzare questo nostro amore nell'incontro con le persone che ci sono intorno.
E' necessario allora allenare l'occhio alle esigenze degli altri cercando di scavare sotto la crosta delle diversità e della diffidenza.
Saper amare è una conquista molto grande che secondo me coincide con un po di quella verità enunciata da Gandhi e che sta nelle aspirazioni del mio parroco.
Resta il dubbio: ma madre Teresa di Calcutta sapeva amare?
Ciao da Luci
Allora dove eravamo? a sì alla ricerca di cosa è l'amore.
Purtroppo anche questo mese non mi ha visto protagonista di tale sentimento. Ho avuto modo però di leggere un libretto molto famoso che mi ha catturato si tratta del Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach (un aviatore e come poteva esser qualcosa di altro trattadosi di volo).
Sono sicuro che tanti lo avranno incontrato nelle proprie letture e si saranno entusiasmati per le aspirazioni e i desideri del gabbiano.
E anche io mi sono entusiasmato, ho letto di filata questo libretto sperando che questa ricerca di Livingston della perfezione, di un ,senso, diverso da dare alla propria vita arrivasse concretamente da qualche parte, ci facesse metaforicamente desiderare di cercare anche a noi qualcosa di diverso del semplice vivere quotidiano.
Ma il racconto si ingarbuglia e solo meditandolo un pochino se ne riesce a cogliere l'essenza che per me pare questa.
Il cercare il proprio ,sogno, va benissimo, ma da soli non si arriva. C'è bisogno come sperimenta Jonathan di una persona che ha raggiunto questa perfezione e ti aiuta a realizzarla.
Il nostro eroe diventa così grazie all'anziano gabbiano capace di raggiungere la perfezione del volo. Adesso Jonathan vola oltre lo spazio e il tempo, gli basta desiderare di essere in un posto e ci arriva solo pensando.
è il massimo finalmente ha realizzato il suo sogno, quindi io pensavo meschino che finalmente vivesse felice e contento macchè l'autore introduce in Jonathan un disederio ancora più bello di quello della perfezione del volo. cioè comunicare agli altri quello che ha imparato, come del resto l'anziano gabbiano aveva fatto con lui.
Torna quindi nella colonia dei gabbiani da dove per le sue pazzie del volo era stato esiliato e dopo un po di diffidenza conquista quei gabbiani nei quali come in lui quando era giovane nascevano le prime domande sul senso della vita, in quelli che non si contentano del volare pescare e mangiare, ma in cui c'è una fiamma nel cuore da alimentare.
Adesso il gabbiano è felice ha realizzato il suo sogno; Può trasmettere ad altri il senso più profondo della vita, li toglie dalla banalità dall'essere insignificanti a se stessi più che agli altri.
Io purtroppo ho paura di non essere come Jonathan, Non mi pare di avere la testa così dura nel voler inseguire qualcosa di misterioso del quale all'inizio non si conosce bene cosa sia.
Lui ha insistito ha trovato. Io mi sento più come uno di quei gabbiani giovani che si incurisiscono al suo ritorno. Sono certo che una certa fiammella arde anche nel mio cuore.
ciao Luciano
Quante volte ce lo siamo chiesti, ma quante altrettante volte siamo rimasti così un po' senza saper come definirlo.
Ci provo io che non ho certo ne l'esperienza ne la cultura per farne un trattato ma chi se ne frega è il mio blog ci scrivo quel che mi va.
Per descrivere questo ,amore, mi piace partire da Dio cioè dall'essere che vede tutto sa tutto prevede tutto e non si può prendere in giro. Però lui non è pari all'uomo e noi lo sappiamo, sappiamo di avere un innamorato che sa, al quale non si può mentire, e da questo "non poter mentire" fondiamo il rapporto con Lui. Fatto di sincerità, di nessun segreto, neanche il più scemo tanto a che serve, li conosce tutti.
Allora se avete più o meno capito il mio ragionamento rapportato all'uomo l'amore è questo, la percezione dell'altro come di uno a cui non si deve nascondere niente, la totale fiducia che qualcisasi cosa si possa confidare, l'assenza totale di voglia di cose proprie, amici propri hobby propri, proprie letture. Questo per me è l'amore, diversamente da questo è solo un % del tutto-
L'amore è non ha segreti, non ha agende non ha cellulari non ha amici che non siano nostri.
ciao da luci.
Dai non storcete la bocca, lo so l'argomento è ultra dibattuto ma siccome ultimamente sono consigliato dalla parte cattolica che l'unica strada per raggiungere la serenità e di poi la felicità è starsene tranquillo casto e mirare solo a Dio, volevo verificare se esisteva qualcosa di alternativo a questa via che diciamocelo, non è che mi entusiasma tanto.
Intanto la teoria dice: i divorziati che hanno una relazione intima con un altra donna sono fuori della chiesa a meno che tale relazione diventi solo platonica cioè si viva come fratello e sorella.
Quindi è falso che non si debba avere un altra compagna per la vita anche da divorziati, l'importante è non farci sesso. Alla fine si casca sempre li su sto benedetto sesso.
Questa cosa se uno ci pensa però apre un sacco di prospettive. Intanto posso conoscere una persona e volerle bene. Iniziare un percorso di avvicinamento perchè parliamoci bene, non è perchè uno sta casto significa che è perfetto, caso mai peccherà su altri aspetti. Se poi stando insieme due si amano proprio di un grande amore sincero e una volta fanno anche l'amore, valuteranno insieme al loro sacerdote se e come procedere nel cammino di gioia che dovrebbe contraddistinguere il persorso di cristiani.
Si lo so forse la faccio un po semplice, ma credo che nella semplicità il più delle volte sta anche la verità.
Luciano
E così questa volta in meno di 10 giorni s'è capito che non era il caso di proseguire, Cavolo sto facendo progressi notevoli. Tra poco già solo dal nome capirò se le storie funzionano oppure no. Cmq a parte tutto mi ero illuso di qualcosa e poi invece sono stato costretto a far marcia indietro sperando di non aver causato dolore alla signora oggetto del precedente e di questo post.
Questa storiella però mi dà l'occasione per riflettere su me stesso e allo stesso tempo suscita in me qualche dubbio di troppo. Uno su tutti; ma perchè è così difficile innamorarsi? Sarà poi difficile e basta e addebitare la cosa al mancato incontro dell'anima gemella o c'è qualcosa che non funziona dentro di me? Questa paurra di non esser più capace di innamorarsi.
Come tutte le cose che ci provocano un po di paura, ho imparato a temporeggiare. Non è detto che non sia cmq una cosa che viene a mio vantaggio. Intanto se una ti molla non soffri. E già questo mi pare una grande cosa. Poi vedi che da solo alla fine stai meglio, che risparmi uscendo per conto tuo. Se hai voglia di sesso, al limite provvedi per conto tuo e così non rischi neanche di deludere l'altra. Insomma alla fine mi sa che devo ritenermi fortunato.
Ma perchè allora non sono più contento?
ciao da luciano
Ci sono situazioni che nascono dal niente. Da uno sguardo da un buongiorno, da un gelato. Ecco appunto da un gelato. Sedersi ad un tavolino con il proprio in mano e sentire a fianco due persone che intavolano una bella discussione, fatta soprattutto raccontando delle proprie esperienze del loro modo di vedere la vita. Il tutto origliato quasi fossi una spia, anzi rubato come un microfono nascosto mentre la mia paletta affonda nel pistacchio (il pistacchio il gusto mio preferito). Poi desiderare il confronto con loro, desiderare di esser partecipe di quel colloquio, o semplicemente ascoltare e fors'anche dire la propria. Ma no. E se sono discorsi privati, Si già che ne sai di chi parlano. E se riguardasse delle persone conoscenti loro, come lo potrebbero condividere con me? Non mi pare delicato. Mi sa di maleducazione di scarsa sensibilità.
Il gelato è buono e siccome non finisce mantengo la posizione vicino a queste due persone (va be ve lo dico due signore), è il mio lasciapassare per ascoltare. Ma che succede. Un rumore diverso nel mio tuffare la paletta nel bicchierino, cavolo la paletta sta raschiando il fondo del bicchierino di carta. Tra un istante il gelato sarà finito e poi? che fo? Faccio finta di niente, disinteressatamente guardo a destra e sinistra e non mi interesso più ai discorsi? No. Ecco il gelato è finito, le due donne continuano la loro discussione, mi alzo, sono davanti. dai luciano male male che può succedere forse non ti considerano e te capirai che non è il caso di trattenesti. No caro mio forza non esagerare, così non si può. Non fare quello che sa sempre tutto e di tutto. basta ormai mi sono alzato, ho deciso di passare e di indirizzarmi verso casa. Tutt'al più lancio un buonasera così tanto per educazione. Ci siamo sono davanti a loro. Sono per un attimo catturato dallo sguardo della più piccola, (anche più bella), mi fermo accenno un timido sorriso. Mi trovo così dentro i loro discorsi (difficoltà dei matrimoni misti per razza e per religione). Butto la la mia opinione, Ne più e ne meno come tante su questo tema. Non credo di averle sconvolte con le mie argomentazioni. Però la piccola è simpatica è contenta del mio interessamento. Mi prende sottobraccio mi saluta entrando nel portone di casa sua a 2 metri dalla gelateria.
Il giorno dopo siamo usciti insieme.
ciao Luciano
Ecco finalmente è finito anche quest'anno scolastico. Che bello dicono i miei figli (2 di 3) perchè Marta non si sa se è contenta oppure no. Lo dico subito così mi tolgo il pensiero. Marta è una ragazza di 18 anni ma è autisca. Non parla e non sempre è chiaro quel che vuole. Ormai sono passati tanti anni e un po abbiamo imparato a conviere con lei. Però nel mio subconscio nonostante l'apparenza non lo so se l'ho accettata veramente fino in fondo. Certo le voglio bene mi preoccupo per lei ma c'è come una specie di resa e non si ha voglia più di investire su di lei con cure con attenzioni che richiedono grande forza e dispendio di energie. Mi da l'idea di una spugna dalla quale vieni come prosciougato senza che ti ritorni mai niente.
Ci sono poi gli altri due maschi: Il grande (gabriele) è felice della fine della scuola perchè fa il professore. Nonostante i suoi soli 19 anni quest'anno ha insegnato come supplente tecnico pratico in un istituto professionale, quindi da lavoratore della pubblica istruzione è già con la testa a quei tre mesi di vacanze di cui appunto godono questi lavoratori (perchè sono lavoratori?). Il suo tempo quindi è interamente speso a organizzare quasi il giro del mondo con lo scopo di visitare il pianeta ma anche di disperdere quei 4 soldi che ha messo da parte. Non sarei daccordo ma tanto che conta?
Il piccolo pure è contento (davide) ma non del periodo che lo aspetta, (dove tra l'altro c'è anche una vacanza al mare con me e marta in un bungalow prenotato in camping a fano) ma per il fatto che almeno così non vede i suoi aguzzini compagni classe. Perchè nonostante i suoi quasi 13 anni non riesce a farsi un amico come si deve. Ha sempre quella capacità di farsi odiare quindi diventare oggetto di prese in giro degli altri. E' una vera sofferenza per lui e anche per me che non riesco a trovare una scappatoia a questo stato di cose. Si spera sempre che il tempo lo porti a una maturazione interiore che lo faccia cambiare nel suo stare con gli altri mentre io confido anche che piano piano possa farsi forte interiormente guardando di riempirsi di bello e di buono che poi nel proseguo della vita sono le qualità che saranno apprezzate. Certo per ora è triste.
La mia famiglia si completa con il sottoscritto, del quale c'è poco da aggiungere. Sono felicemente divorziato, non tanto per la condizione in quanto tale ma per il fatto di non aver a che fare con la mia ex. Purtroppo gli errori si pagano e questo sicuramente è stato uno dei più grandi. Però cosa sarei ora senza questo percorso? Perchè alla fine non conta quello che realizzi ma come ti senti. Io sento di essere una persona equilibrata che non farebbe del male a una mosca (tranne al gatto che strozzerei subito e che solo il fatto che c'è davide mi impedisce di mandare via) che ha bisogno come tutti di aver la possibilità di esprimersi. Perchè è questa la più grande frustrazione, sentire di essere capaci di dare qualcosa e non poterlo fare.
basta così il post è già troppo lungo.
ciao luci
Un animale sconosciuto che gira per la casa
i gesti incomprensibili e l’aria misteriosa.
Io lo osservo, lo studio
vorrei proprio conoscerlo meglio.
Sto parlando di mio ,figlio,
questi primi versi sono di una canzone di Gaber (cronometrando il mondo) e come si evince si riferiscono al rapporto tra padre e figlio. Un po mi ci ritrovo e constato come sia difficile rimanere in sintonia nel profondo sentirsi partecipi di un qualcosa di bello di assoluto, sentirsi felici di appartenersi e avere riferimenti nel tempo immutabili.
la canzone prosegue
Io vorrei almeno sentirti vicino
in qualche sentimento uguale ai miei
almeno nei deliri che non vedo
o che non hai.
Io vorrei almeno poterti incontrare
in qualche antica forma di ironia
nel cuore, nella voglia di cambiare
o in qualche nostra idea.
Ma quasi certamente
il diciassette e il sessantotto
per lui sono soltanto numeri del lotto.
C'è alla fine la resa cioè che qualsiasi comunicazione sia impossibile. Ed è un po anche quello che accade a me.
Tutto questo mi interroga e se da una parte mi fa cercare i motivi di tale distacco dall'altra vorrei trovare le soluzioni per arginare questa sofferenza perchè vivere da sconosciuti è assolutamente una sofferenza.
Mi fermo qui, ma credo ci tornerò sopra.
ciao Luci